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Enrico Fermi, l'ultimo uomo che sapeva tutto

In occasione del nuovo libro biografico sulla vita e opere del Nobel Enrico Fermi,  “L’ultimo uomo che sapeva tutto” scritto da David Schwartz, il 6 novembre 2018 si è svolta a Roma, presso la sede  del Consiglio nazionale delle ricerche, una tavola rotonda, presieduta da Massimo Inguscio, presidente Cnr, per rilanciare il pensiero e i molteplici talenti di Fermi e per una riflessione di futuro con alcune scolaresche di licei classico e scientifico su quanto sia attuale la straordinaria eredità scientifica del professor Fermi e il suo metodo di insegnamento per attrarre cervelli e formare studenti

“Enrico Fermi è uno scienziato che ha cambiato il mondo, la sua invenzione del reattore nucleare, il suo lavoro sulla fisica in generale, hanno generato cambiamenti importanti per la  nostra società”, dice David Schwartz. “Ad esempio, se Fermi non avesse lavorato sulle sue teorie in fisica, oggi non avremmo tecnologie come i telefoni cellulari e non ci sarebbero i computer”.

“Tra i tanti notevolissimi lavori e scoperte di Fermi c’è quello di una statistica quantistica di un gas di atomi che ha permesso di comprendere il comportamento di vari costituenti della materia, quali elettroni, protoni, neutroni, quarks”, afferma Massimo Inguscio. “La statistica di Fermi assume un ruolo fondamentale in svariati campi, dai solidi ai superfluidi, dagli atomi alla Fisica nucleare, dalle particelle elementari all’astrofisica. E ha una ricaduta importantissima nella vita quotidiana, permettendo ad esempio di capire il comportamento dei semiconduttori che hanno permesso lo sviluppo dell’elettronica moderna. Molte ricerche condotte oggi al CNR hanno derivazione dalle intuizioni di Fermi: la tradizione continua, arrivando alle ultime frontiere della ricerca”.

“Oggi ricordiamo un Fermi in parte meno noto e inedito. Penso alle sue qualità straordinarie nel saper insegnare in modo chiaro e semplice a studenti normali argomenti, formule, scoperte molto complesse. Il suo primo libro per gli studenti di liceo scritto nel 1929 per Zanichelli, quando aveva solo 28 anni, sui principi della fisica è rimasto un capolavoro di divulgazione scientifica, aggiornato e rivisto dal suo allievo Edoardo Amaldi”, prosegue Inguscio.  “Oggi più di ieri stupisce la capacità di Fermi, sempre attuale e fonte di ispirazione per ricercatori e insegnati come me, di imparare dagli studenti qualcosa di nuovo ogni volta che un concetto o un problema di fisica e di matematica veniva da lui genialmente spiegato e ripassato con apparente semplicità e facilità per chi parla e chi ascolta. Fermi aveva un grande talento per attrarre e formare sia futuri geni e premi Nobel sia nel motivare, valorizzare, incuriosire studenti normali alla fisica, ai suoi misteri e future scoperte. Sapeva accendere la fantasia in ogni studente e non era mai stanco nel farlo…”.

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