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mar 2019

A 150 anni dalla sua stesura, realizzata da Dmitrij Mendeleev,  l’Unesco ha dichiarato il 2019 come l’anno internazionale della Tavola periodica, un riconoscimento che vuole evidenziare l’importanza della chimica per la promozione dello sviluppo sostenibile e con vaste implicazioni in astronomia, chimica, fisica, biologia e altre scienze naturali.

“La Tavola periodica elenca gli elementi presenti in natura in ordine crescente di numero atomico, ed è suddivisa in vari blocchi e gruppi per riunire tra di loro elementi con proprietà chimiche simili. Per esempio, nel primo gruppo troviamo  litio, sodio, potassio, tutti con caratteristiche molto simili tra loro e nel penultimo gruppo gli alogeni (fluoro, cloro, iodio…). Molti loro composti, tra l’altro, sono visivamente molto simili, essendo polveri biancastre, così risulta difficile distinguerli”, spiega Pietro Calandra, ricercatore dell’Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati del Cnr. ”Un sistema per individuare la presenza di alcuni elementi chimici è il ’saggio alla fiamma’, esperimento attraverso cui è possibile identificarli in base al colore che emettono quando sono riscaldati con una fiamma ossidante. Il colore della luce emessa varia al variare dell’elemento presente, per cui avremo un rosso-carminio intenso  per i materiali contenenti litio, un giallo-ambra molto persistente per quelli contenenti  il sodio e una colorazione bluastra se è presente il potassio”.

Gli elementi chimici ordinati da Mendeleev erano 63, dall’idrogeno all’uranio; oggi la tavola periodica è composta da 118 elementi, considerati i ‘mattoni’ fondamentali dei materiali presenti in natura. “Se in molti considerano conclusa la tavola, per qualcuno invece potrebbero esserci ancora elementi da scoprire, magari nello spazio”, conclude Calandra.

 

 

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