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gen 2020

In occasione del “Decade of Ocean Science for Sustainable Development” (Decennio delle scienze oceaniche per lo sviluppo sostenibile) dichiarato dalle Nazioni Unite dal 2021 al 2030, si è svolto, presso la sede Unesco di Venezia, il “Mediterranean workshop” organizzato dalla Commissione oceanografica italiana (Coi), organismo composto da Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale (Ispra), Consorzio nazionale interuniversitario per le scienze del mare (Conisma), Dipartimento della protezione civile (Dpc), Ente per le nuove tecnologie, l’energia e l’ambiente (Enea), Istituto idrografico della marina (Imm), Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Cmcc), Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale (Ogs), Stazione zoologica ‘Anton Dohrn’ (Szn), Servizio meteorologico dell’aeronautica (Am).

Il workshop, il primo a livello europeo, si è svolto con la collaborazione di Unesco, Commissione Europea e Unep/Map, il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, co-sponsor dell’evento.

“Una ‘tre giorni’ dove comunità scientifica e rappresentanti dei maggiori organismi internazionali, hanno avuto l’opportunità di condividere esperienze comuni, avviare nuovi partenariati e coinvolgere i governi attraverso proposte di azioni efficaci e concrete da realizzare per un Mare Mediterraneo sano, sostenibile e sicuro”, dichiara Rosalia Santoleri, direttore Istituto di scienze marine del Cnr (Cnr-Ismar) e presidente della Coi. “Tra i temi prioritari, l’uso delle risorse marine, lo sviluppo di un’economia del mare attraverso nuove tecnologie, la tutela degli ecosistemi costieri, la condivisione dei dati sugli impatti negativi, come surriscaldamento, acidificazione e distruzione degli habitat. L’istituzione del Decennio delle scienze oceaniche risulta di straordinaria importanza per sensibilizzare e mobilitare tutti, dai decisori politici al grande pubblico. Perché invertire il declino della salute dei nostri mari è possibile e inderogabile”.

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