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apr 2019

Non era ancora giorno, il 6 aprile 2009, quando una scossa di magnitudo 6.3 sprigionò tutta la sua potenza all’Aquila e nei centri vicini. A poche ore dal sisma il Cnr metteva a disposizione la propria rete di ricercatori a supporto della Protezione civile. Nove istituti coinvolti, 20 mila schede di agibilità ultimate in breve tempo per mappare le zone interessate, rilevazione satellitare della deformazione del terreno, indagini diagnostiche e ultrasoniche sui monumenti danneggiati e gli studi sulla microzonazione sismica. Sono alcune delle principali attività svolte dai vari istituti del Cnr nei mesi successivi all’evento. A distanza di dieci anni, Fausto Guzzetti dell’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica, referente incaricato per le attività del Cnr, di supporto alla Protezione civile, ricorda quei momenti in cui il territorio aquilano si era trasformato in un campo di prova dove, per la prima volta, esperti di differenti settori, hanno unito le rispettive conoscenze per fare fronte comune. La collaborazione congiunta, continuando negli anni, ha gettato le basi per un nuovo approccio a quel tipo di situazioni, dando prova della sua efficacia negli interventi di altri terremoti che si sarebbero verificati successivamente.

Il coinvolgimento dell’Ente, oltre all’Istituto per le tecnologie della costruzione con una propria sede all’Aquila, ha riguardato l’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica (Cnr-Irpi), l’Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell’ambiente (Cnr-Irea), l’Istituto di metodologie per l’analisi ambientale (Cnr-Imaa), l’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria (Cnr-Igag) e l’Istituto dei beni archeologici e ambientali (Cnr-Ibam).

 

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