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ott 2015

Expo – Il lago Ciad è il quarto bacino africano, compreso tra le frontiere di Ciad, Camerun, Nigeria e Niger, e costituisce uno dei grandi sistemi idrografici del continente africano; dalle sue riserve d’acqua dipende l’economia di tutta la regione del Sahel, ovvero la sopravvivenza e lo sviluppo economico di oltre trenta milioni di persone. Il suo progressivo inaridimento, che in circa cinquant’anni l’ha ridotto a meno di un decimo dell’estensione che aveva negli anni Sessanta, rischia di provocare una catastrofe ambientale, ecologica e umana di enormi dimensioni.  Se ne è parlato nel corso della conferenza  ‘Il caso del lago Ciad: un serbatoio di cibo e acqua tra disastro ambientale e cooperazione internazionale. Quale contributo possibile dal “sistema Italia”?’.

L’evento ha riguardato le potenzialità della cooperazione internazionale per risolvere criticità come quella che ha a che fare con l’inaridimento del lago Ciad, sottolineando il ruolo centrale dell’Italia in questi processi di cooperazione.

“La situazione del lago Ciad è molto preoccupante e poco conosciuta, si tratta di un lago che sta soffrendo, ha sempre meno acqua e questo mette a rischio la vita delle popolazioni, si tratta di 30 milioni di persone. Ma produce anche conseguenze sulle forme di organizzazione agricola, sociale, economica della zona”, afferma Giuseppe Palmisano, direttore Isgi-Cnr. “Per quanto riguarda l’Italia, l’impoverimento di questa zona e il pericolo di vita per le persone interessate è una delle cause che spinge flussi migratori importanti verso il nostro Paese e l’Europa in generale. Il contributo del Cnr è innanzitutto quello di porre l’attenzione  della comunità scientifica a livello internazionale questa situazione problematica in modo che si possa non solo scambiare informazioni e conoscenze per individuare possibili soluzioni all’inaridimento del lago ma soprattutto perché si possano mettere assieme energie che vengono dal mondo imprenditoriale, dalle Istituzioni, dalle organizzazioni internazionali a fianco di quelle già presenti sul territorio”.

 

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