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ago 2015

Expo – Quanto incide un piatto di spaghetti al pomodoro e basilico a livello ambientale? In futuro le etichette potrebbero indicare non solo la scadenza degli alimenti, ma anche l’impatto in termini di sostenibilità del loro ciclo di vita ‘dalla culla alla tomba’, cioè il consumo di risorse naturali nelle pratiche agricole e nella trasformazione della materia prima e l’incidenza dello smaltimento degli scarti e rifiuti. “Food-print vuole rispondere alla sfida lanciata da Expo2015, cioè se è possibile assicurare a tutta l’umanità un’alimentazione buona, sana, sufficiente e sostenibile” spiega Pierpaolo Duce dell’Istituto di Biometeorologia, coordinatore dell’evento. “Non basta più puntare solo sulla qualità sensoriale dei prodotti: la nuova politica agricola comunitaria (Pac) spinge verso processi produttivi con alte performance ambientali. Le aziende che producono formaggi, latte, olio, vino, pasta e derivati cerealicoli hanno già certificato questo percorso, spinte necessità di adeguarsi alle normative Ue e dall’emergere di una fetta di consumatori sensibili alla compatibilità”.
Ma come si valuta il food print? “Per produrre il latte, ad esempio, ci vuole una macchina mungitrice, che ha necessità di acqua e di energia elettrica. Questi consumi sono allora trasformati in emissioni di anidride carbonica equivalente. La mungitrice inoltre dovrà essere prima costruita, quindi una frazione delle emissioni necessarie per costruirla andrà a pesare sul costo del litro di latte o del chilo di formaggio” commenta Duce. “Insomma non si contabilizzano solo le emissioni effettive che si possono avere bruciando carburante per l’uso di mezzi agricoli, ma anche quelle indirette”.

 

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