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apr 2015

“Sono Gianmarco Veruggio e, una volta, ero un ricercatore. Oggi sono il responsabile della sezione di Genova dell’Istituto di elettronica e di ingegneria dell’informazione e delle telecomunicazioni del Cnr e sono diventato una specie di manager, mi occupo di amministrazione, gestisco contratti, coordino progetti”, ma spesso arriva la nostalgia del mare, delle spedizioni scientifiche in Antartide e in Artico, quando, in passato, come ricercatore progettava robot sottomarini per esplorare gli ambienti più ostili della terra.
Appena gli impegni dirigenziali glielo permettono torna in laboratorio, dove oggi, con la sua equipe, si occupa della progettazione di robot di servizio, “quelli che popoleranno le nostre case, i nostri ambienti di lavoro”.
Lo vediamo in bici nel traffico di Genova chiedersi: “Che futuro vogliamo? Macchine al servizio degli uomini? O uomini prigionieri delle macchine?”
Se è vero che la rivoluzione robotica cambierà le nostre vite e, sicuramente, sarà un fattore di progresso, è sempre più importante conoscere quello che ci circonda e saperne individuare anche i pericoli meno evidenti. Accanto alla robotica si sviluppa infatti la roboetica, “che non è l’etica dei robot perché non siamo nella fantascienza ma l’etica applicata degli esseri umani che progettano i robot”.
Sono passati anni dalle spedizioni scientifiche, oggi Gianmarco Veruggio è sempre impegnato nell’attività di laboratorio e anche nella divulgazione con i più giovani, attraverso la Scuola di Robotica; infatti, conclude sorridendo: “Sono ancora un ricercatore”.

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