neutrini

mag 2014

“Ciao, mi chiamo Nino il neutrino e vengo dal ventre del Sole…” inizia così il viaggio verso la terra di Nino e i suo fratelli, lo sciame di neutrini, “nessuno ci ferma, siamo piccoli, sfuggenti e quasi invisibili…”
Quasi, perché qualcuno a terra li aspetta per osservarli e fotografarli. Nei laboratori sotterranei del Gran Sasso, a 1000 m metri sopra il livello del mare ma sotto 1400 metri di roccia, gli studiosi dell’Infn, con “una specie di grande macchina fotografica”, riescono a vederli e studiarli.
Ma è possibile vederli anche sotto il mare, anzi, è appena stata posata la seconda delle cento strutture che formeranno il telescopio sottomarino per neutrini di origine cosmica “chilometro cubo”, in costruzione negli abissi al largo della Sicilia, a 3500 m di profondità.
La nuova struttura a ‘stringa’ è stata deposta utilizzando un ‘veicolo di lancio’ sferico grazie ad un robot sottomarino filoguidato dalla nave da dove i ricercatori e i tecnologi dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, insieme al personale specializzato della nave Nautical Tide, ha seguito tutte le operazioni.
Il dispositivo installato si basa su una nuova tecnologia rispetto alla prima torre installata nel marzo 2013 e consiste in una stringa costituita da un cavo elettro-ottico, lungo circa 200 m, su cui sono collegati sensibilissimi ‘occhi elettronici’ per rivelare la scia luminosa prodotta dai neutrini sott’acqua.
Per saperne di più: Ufficio comunicazione dell’Infn

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