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nov 2018

Giunto alla sesta edizione, il Festival del giornalismo culturale è un appuntamento fisso per chi voglia avere uno sguardo globale sulla comunicazione nel settore. Dal 25 al 28 ottobre, Urbino, Fano e Pesaro sono state teatro di dibattiti, presentazioni, confronti, fra giornalisti, scrittori, blogger, youtuber, studenti, intorno ad un tema centrale: “Le parole della cultura. Un vocabolario che si rinnova” titolo dell’appuntamento di quest’anno.

Durante il festival, diretto da Lella Mazzoli, docente di Sociologia della comunicazione e comunicazione d’impresa presso l’Università di Urbino ‘Carlo Bo’, e Giorgio Zanchini, giornalista di Radio Rai, sono stati declinati vari aspetti che riguardano questa professione: dalle tecniche per raggiungere il pubblico, sempre più crossmediali, al ruolo delle classiche recensioni e delle pagine culturali nel raccontare il nostro patrimonio, personaggi ed eventi storici e nel presentare i libri.

A Pesaro, nella giornata di apertura, Lella Mazzoli ha illustrato i dati della ricerca dell’Osservatorio News-Italia Università di Urbino, da lei diretto, che monitora annualmente la fruizione di informazione culturale degli italiani. Tra i risultati, frutto di 1009 interviste, si evidenzia che cinema, serie tv, arte, musica e concerti sono i prodotti più amati. La televisione poi è ancora il medium più utilizzato per informarsi nel settore, anche se viene guardata diversamente rispetto al passato, ovvero attraverso device, come  smartphone e tablet, per un tempo ridotto. Per quanto riguarda il prodotto arte e patrimonio: il 67% degli intervistati lo cerca nei notiziari tv, il 60% nelle trasmissioni di approfondimento, mentre i canali monotematici sono ricercati al 46%.

Nel contesto del Festival il tema della comunicazione è stato affrontato anche attraverso le vignette di Massimo Bucchi esposte in una mostra dal titolo ‘Mappamondo’. L’artista, intervistato dal giornalista Marco Bracconi, ha ripercorso la sua attività di illustratore per il quotidiano La Repubblica, iniziata nel 1976. Le opere allestite hanno offerto spunti di riflessione sul ruolo della satira  nell’era di internet e della globalizzazione. La WebTv del Cnr è media partner dell’iniziativa.

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