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mar 2020

E’ per lo meno dai tempi del Boccaccio che alle grandi epidemie si associa la comicità, che il timore del contagio scatena l’umorismo, la satira, la risata. Mutatis mutandis, c’è più di qualche analogia tra i tempi della peste fiorentina e del Decamerone e quelli – attuali – del Coronavirus e dell’esplosione di meme, video, battute, vignette e barzellette sul Covid-19 che imperversano su internet, sui social, sulle chat dei nostri telefonini e sugli altri mezzi di comunicazione.

Certo, per un prodotto di culto come “Gomorra” la versione Covmorra, in cui il nuovo protagonista del traffico non è una sostanza stupefacente ma un ricercatissimo disinfettante, questo non è il primo caso di parodia. Sul seriale girato tra le vele di Scampia, come sulla romana Suburra, già in molti hanno scatenato la loro fantasia comica, sfruttando il noto meccanismo per contrappasso in cui la cupezza dell’originale o del tema fa da trampolino alla risata.

Al di là di questo divertente video, che comunque prende di mira un aspetto sociale importante delle epidemie, la domanda che ci poniamo in generale è se la comicità, l’umorismo e l’ironia possano servire a far passare messaggi scientifici corretti, a indirizzare verso i giusti comportamenti, a confutare bufale e banalità che proliferano anche in queste serie, gravi situazioni. La quantità e la qualità dei ricercatori e dei divulgatori che sempre più usano con successo questa chiave di comunicazione ci consente senz’altro di rispondere affermativamente.

 

 

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