zucchi

feb 2015

“La gavetta è stata dura, più di 15 anni. Ma devo dire, che anche se fosse stata più lunga, non avrei rinunciato lo stesso a fare questo lavoro, è già una grande fortuna fare il ricercatore”

Ileana, lavora presso l’Istituto di tecnologie biomediche di Milano, nel laboratorio di Segrate, dove conduce studi sui meccanismi associati all’organogenesi e al differenziamento cellulare; il suo tempo si divide tra l’attività di ricerca vera e propria e quella di formazione, “seguire i ragazzi in laboratorio mi dà molta energia e molta fiducia”.
Nel 1996 incominciò a lavorare con Dulbecco allo studio di alcune cellule che lui stesso aveva isolato da un tumore di ratto, il ricordo del professore è ancora vivo  “non ci ha insegnato solo a maneggiare le provette ma da lui abbiamo imparato il valore della vita umana”.

Attualmente è impegnata in un progetto che mira a trovare le condizioni ideali perché una cellula tumorale sviluppi un tumore non in un paziente ma in laboratorio “se riuscissimo a sviluppare un tumore in vitro si potrebbe eliminare la sperimentazione sugli animali e si potrebbero ricostruire in vitro tumori a partire dai pazienti e quindi valutare l’efficacia delle terapie prima di provarle sugli stessi”.

 

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