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lug 2018

L’Intelligenza artificiale (AI nell’acronimo inglese) è una branca scientifica che travalica ormai i confini della sua ricerca di settore e coinvolge i cittadini in una riflessione più ampia. La questione principale su cui si discute è se le nuove scoperte possano rappresentare un vantaggio, quando non un vero e proprio danno per le prossime generazioni. L’interrogativo più urgente, in sostanza, è se i robot metteranno a rischio la vita lavorativa o se possiamo riporre massima fiducia nelle cosiddette super intelligenze artificiali. Domande aperte alle quali gli esperti da tempo provano a dare risposte sensate. Se ne è discusso al Cnr, in occasione della presentazione del libro ‘Intelligenza artificiale’ del giornalista Lorenzo Pinna. Ospite d’onore il padre dei divulgatori scientifici, Piero Angela, il quale ha sottolineato, prendendo atto della “rivoluzione che è in corso”, la “necessità di investire” tempo e risorse. Contro il rischio di rimanere schiavi delle nuove forme di intelligenza, il presentatore oppone il baluardo della “cultura, perché è ciò che consente di porsi delle domande giuste e di essere flessibili. E la flessibilità – conclude Angela – è una definizione di intelligenza”. Sull’argomento è ottimista l’autore del libro, Pinna: “il problema non è che ‘loro’ ci prenderanno il lavoro – ammette il giornalista – ma che ce lo cambieranno. Un po’ come successe ai contadini all’inizio della rivoluzione industriale. Per collaborare con le nuove tecnologie, dobbiamo imparare a conviverci. Questo significa che dovremo dotarci di nuove competenze, conoscenze e capacità”. L’impatto con le nuove forme di intelligenza, secondo il ricercatore Amedeo Cesta, del Cnr-Istc, deve coinvolgere altri scienziati, “dal mio punto di vista è importante lavorare insieme ad essi, capire, per esempio, come gli scienziati sociali studiano questi fenomeni e come le tecnologie del’IA possano tenere conto di questi studi, per avere un impatto anche etico sulla vita del cittadino”.

 

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