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gen 2015

Per la prima volta, un’équipe italo-francese, guidata da Vito Mocella dell’Istituto per la microelettronica e microsistemi del Cnr (Imm-Cnr) di Napoli, ha eseguito un’analisi non invasiva con luce di sincrotrone dei rotoli carbonizzati e sepolti dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., unica biblioteca integrale giunta dall’antichità.

“Circa 260 anni fa, agli albori degli scavi archeologici che hanno riportato alla luce Ercolano e Pompei, fu ritrovata un’intera biblioteca all’interno di una villa appartenuta a Lucio Calpurnio Pisone, console e suocero di Giulio Cesare, e sede di un’importante scuola epicurea sotto la guida di Filodemo di Gadara”, spiega Mocella. “Tale patrimonio è inestimabile perché si tratta dell’unica biblioteca dell’antichità pervenuta ai giorni nostri nella sua interezza. Il contenuto è composto da testi per la stragrande maggioranza sconosciuti in quanto non trasmessi dalla tradizione di ricopiatura medievale”.

Il lavoro, pubblicato su Nature Communications, descrive come la tecnica di imaging non invasiva con luce di sincrotrone si sia rivelata utile alla lettura del contenuto stesso dei papiri carbonizzati senza alcun bisogno di uno srotolamento meccanico e quindi senza alcun rischio per l’integrità degli stessi. “Tutti i tentativi di utilizzare tecniche non invasive per leggere tali papiri si erano finora rivelati vani, prosegue il ricercatore Imm-Cnr. “A rendere ancor più complicato tale obiettivo c’è da considerare che nell’antichità si scriveva utilizzando carboncini ottenuti dal nerofumo dalle pareti, la cui densità è uguale a quella del papiro carbonizzato, rendendo impossibile l’uso di tecniche a raggi-X classiche. La tecnica di tomografia a contrasto di fase mediante luce di sincrotrone, invece, permette di individuare e amplificare la differenza fra papiro e ‘inchiostro’, che non penetra del tutto nelle fibre vegetali formando un leggero spessore sul foglio, dell’ordine del centinaio di microns”.

 

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