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nov 2018

E’ iniziato dai 4200 metri del ghiacciaio del Grand Combin, al confine tra Svizzera e Italia,  il ‘capitolo’ italiano di Ice Memory, progetto internazionale che ha l’obiettivo di preservare i preziosissimi archivi glaciali per le future generazioni di studiosi, portando le carote di ghiaccio nel ‘frigorifero’ naturale dell’Antartide.

La missione di ricognizione, organizzata dai glaciologi dell’Università Ca’ Foscari Venezia e dai ricercatori dell’Istituto per la dinamica dei processi ambientali del Consiglio nazionale delle ricerche, serve a stabilire in quale punto del ghiacciaio sarà possibile estrarre, in una prossima spedizione, la carota di ghiaccio più profonda, capace quindi di raccontare secoli di storia del clima; una vera e propria corsa contro il tempo per mettere al sicuro la ‘memoria’ dei ghiacciai italiani alpini e appenninici, i ghiacci europei più minacciati dai cambiamenti climatici.

I rilievi effettuati con il georadar permetteranno una ricostruzione tridimensionale del substrato roccioso nascosto dal ghiaccio, mentre un campionamento di 12 metri sarà presto analizzato nei laboratori di Venezia per preparare al meglio la campagna vera e propria.

Il team italiano effettuerà presto altre spedizioni su ghiacciai destinati a scomparire nei prossimi decenni. Nella lista ci sono l’ultimo ghiacciaio importante delle Dolomiti (Marmolada),  quello più a bassa quota delle Alpi (Montasio, in Friuli, circa 1900 metri di quota) e il ghiacciaio più a sud d’Europa (Calderone, in Abruzzo).

 

 

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