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ott 2015

EXPO – Le migrazioni umane determinano nuove realtà dal punto di vista economico e socio-culturale ma anche bio-vegetale. I popoli che si spostano portano con sé la loro cultura ma anche le loro piante, generando così nuovi cibi  e modificando gli equilibri bio-culturali. Ad affrontare il complesso e affascinante argomento, il convegno ‘Migrazione di uomini e piante’, coordinato da Giovanni Giuseppe Vendramin, direttore dell’Istituto di bioscienze e biorisorse (Ibbr) del Cnr, in collaborazione con Sveva Avveduto dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps).

“In un contesto di cambiamenti ambientali, tutti gli organismi, sia animali sia vegetali, possono mettere in atto fondamentalmente due strategie per sopravvivere: adattarsi alle nuove condizioni ambientali oppure sfuggire alle avverse condizioni, migrando, cioè spostandosi”, spiega Giovanni Giuseppe Vendramin, Ibbr-Cnr.

“Nel suo migrare, ormai millenario, l’uomo ha sempre portato con sé le proprie piante, i propri semi, il proprio cibo”, afferma Sveva Avveduto, Irpps-Cnr. “Grazie alla partecipazione di esperti di paleobotanica, genetica, antropologia e scienze sociali, analizzeremo come e quanto gli uomini si siano spostati con le piante, quanto alcune piante, considerate autoctone, ormai parte della civiltà italiana, siano di provenienza straniera, e quanto questo abbia influenzato il nostro Paese”.

 

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