artico

ott 2016

Roma, (askanews) – Comprendere meglio i meccanismi che regolano la fusione della calotta polare artica: questo l’obiettivo del progetto ‘ARCA’, i cui risultati sono stati presentati presso la Farnesina, sede del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale a Roma.

Il progetto, finanziato dal ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, ha visto impegnati il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) in qualità di coordinatore, l’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale (Ogs) e l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv). Vito Vitale, ricercatore Isac – Cnr dichiara che “è il primo progetto che congiuntamente alcune agenzie italiane hanno fatto per poter studiare il cambiamento climatico in Artico, cercando di collegare gli eventi estremi del passato con quelli che sono i processi che possiamo osservare nel presente”.
L’Artico oggi si sta riscaldando più rapidamente di qualsiasi altro luogo sulla Terra e questo si traduce in un altrettanto rapido cambiamento ambientale. Negli ultimi anni in particolare, appare evidente un’accelerazione dei cambiamenti, al punto che la possibilità che si ripetano eventi estremi non è più un’ipotesi remota. Chiaro quindi come la piena comprensione del sistema climatico e delle forzanti che lo guidano è la condizione essenziale per poter prevedere realistici scenari a breve-mediotermine, come conferma nuovamente Vito Vitale: “L’Artico ci mostra con evidenza quelli che sono i cambiamenti climatici, i loro effetti, che avvengono in tutto il pianeta ma in Artico sono molto chiari e manifesti. Non possono quindi essere misconosciuti. L’Artico allora diventa importante anchecome dimostrazione che questi cambiamenti ci sono e vanno guardati con molta attenzione pensando alla salute del Pianeta Terra. Ne abbiamo uno solo e dobbiamo preservarlo”.

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