Conferenza stampa Aula Marconi CNR

feb 2017

La ricerca scientifica è volano di sviluppo socio-economico oltre che scientifico e culturale. Il suo finanziamento, quindi, non va inteso come una spesa ma come un investimento che genera ricchezza per il Paese. E’ questo il messaggio lanciato dalla Consulta degli enti pubblici di ricerca e dalla Conferenza dei Rettori delle università italiane che, con i loro rispettivi presidenti Massimo Inguscio e Gaetano Manfredi, hanno fatto il punto sullo stato di salute del settore durante l’incontro “La ricerca pubblica italiana: risultati, obiettivi e risorse” organizzato nella sede romana del Cnr. L’Italia investe meno di altri Paesi europei in ricerca e sviluppo, ha meno ricercatori ma vanta una produzione scientifica superiore alla media mondiale. Gli enti di ricerca spendono i fondi pubblici “fino all’ultimo centesimo”, ha detto Inguscio, non c’è nessun tesoretto nei loro bilanci che sono trasparenti. Avere giovani ricercatori brillanti vuol dire generare ricchezza, ha sottolineato Massimo Inguscio: “Il messaggio che noi vorremmo dare è che quella per la ricerca non è una spesa, ma un investimento. Il solo Cnr che ha un finanziamento dallo Stato di un po’ più di 500 milioni annui, poi di fatto raddoppia il suo bilancio con fondi, denari veri che arrivano dall’Europa principalmente. Ogni ricercatore in più, giovane e brillante, è uno che poi scrive progetti, prende soldi e genera quindi ulteriore ricchezza”.I tagli lineari che hanno colpito ricerca e università negli ultimi anni hanno danneggiato pesantemente il settore, come denuncia Gaetano Manfredi, Rettore dell’università Federico II di Napoli e presidente della Crui: “Negli ultimi 2 anni c’è stata una inversione di tendenza, perché rispetto agli ultimi 8 anni in cui ci sono stati pesanti tagli, questi tagli si sono fermati. Ci sono stati dei piccoli segnali di investimento sull’università e sul mondo della ricerca. Abbiamo avuto 1000 ricercatori in più ma – sottolinea Manfredi – negli ultimi 8 anni ne abbiamo persi 10000″. Gli incentivi varati dal governo per attrarre ricercatori in Italia sono un segnale positivo ma, avverte il rettore, da soli non bastano: “E’ chiaro che non bastano solo gli incentivi economici. Chi viene dall’estero vuole più semplicità nella spesa, un sistema più organizzato e un sistema Paese che funzioni di più”. Il presidente dell’Agenzia spaziale italiana Roberto Battiston si è invece soffermato sugli interventi normativi, a suo giudizio positivi, che hanno dato maggiore autonomia agli enti di ricerca consentendo anche l’assunzione di personale. Possibilità che l’Asi ha sfruttato prendendo i suoi primi 16 ricercatori, come spiega Battiston: “Questi ricercatori sono già stati assunti, stanno prendendo servizio e ci permetteranno di avere un rapporto con gli altri enti di ricerca, con la comunità scientifica molto più mirato, efficace, puntuale”.

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