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apr 2016

Un team scientifico internazionale coordinato da Vito Mocella dell’Istituto per la microelettronica e microsistemi del Consiglio nazionale delle ricerche (Imm-Cnr) di Napoli ha scoperto, presso il European Synchrotron Radiation Facility (Esrf) di Grenoble (Francia), la presenza di un inchiostro metallico in due frammenti di rotoli di Ercolano, dimostrando che il suo utilizzo inizia ben quattro secoli prima di quanto finora ritenuto.

Allo studio, pubblicato sulla rivista Proceeding of National Academy of Sciences of the United States of America (Pnas), hanno partecipato anche l’Institut national de la santé et de la recherche médicale, l’Università di Grenoble – Alpes, il Cnrs (Francia) e l’Università di Gand (Belgio).

“I papiri di Ercolano, carbonizzati dall’eruzione del Vesuvio, sono un tesoro dell’umanità, sono l’unica biblioteca dell’umanità che ci è pervenuta nella quasi interezza e contengono  per lo più testi filosofici di una scuola epicurea ma anche di altro tipo storico letterario databili fra il III secolo a.C. e il I secolo d.C.”, dice Vito Mocella dell’Imm-Cnr. “Finora si pensava che prima del IV-V secolo d.C. il metallo non fosse presente nell’inchiostro dei papiri greco-romani; con il nostro lavoro, combinando diverse tecniche non distruttive di luce di sincrotrone, abbiamo dimostrato la presenza di piombo nella composizione dell’inchiostro di due frammenti di papiri della biblioteca di Ercolano, ovviamente precedenti all’eruzione dell’anno 79 d.C., stabilendo inoltre che l’alta concentrazione del metallo non può dipendere da una eventuale contaminazione del piombo presente nei sistemi idrici o dall’utilizzo di un calamaio di bronzo”.

Già lo scorso anno l’equipe internazionale era stata in grado di rivelare alcune lettere greche e un alfabeto quasi completo nei rotoli di Ercolano; un nuovo traguardo è stato quindi segnato nello studio di questi affascinanti manoscritti, aprendo di fatto nuove prospettive di ricerca anche per altri reperti archeologici.

 

 

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