grafene

apr 2018

Il Consorzio europeo ‘Graphene Flagship’ ha sperimentato con successo l’utilizzo di dispositivi di grafene in alcune applicazioni spaziali. L’operazione è stata messa in atto in collaborazione con l’Agenzia spaziale europea (ESA) e ha visto il coinvolgimento del Cnr e di Leonardo Spa.

Secondo il parere degli esperti, il grafene è un materiale che si presta in particolar modo ad essere impiegato nello spazio, ma “questa è la prima volta che viene testato per applicazioni spaziali a livello mondiale”, afferma Andrea Ferrari dell’Università di Cambridge, responsabile scientifico e tecnologico della Graphene Flagship. Nell’esperimento in questione si è avuto modo di apprezzare le eccellenti proprietà termiche del grafene per migliorare le prestazioni dei tubi di calore (noti come loop heat pipes), sistemi di gestione termica utilizzati nelle applicazioni aerospaziali e satellitari.

Il componente principale dei tubi di calore è un elemento di metallo poroso, in cui il calore viene trasferito da un oggetto caldo a un fluido che raffredda il sistema. Due diversi tipi di grafene sono stati testati per ricoprire il metallo e rendere il trasferimento di calore più efficiente. L’esperimento è una collaborazione tra istituti di ricerca e industria, con un contributo italiano fondamentale: partecipano infatti l’Istituto per la sintesi organica e la fotoreattività (Isof) e l’Istituto di microelettronica e microsistemi (Imm), entrambi del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr); il Microgravity Research Center, Université libre de Bruxelles, Belgio; il Cambridge Graphene Centre, Università di Cambridge, Regno Unito; e un partner industriale del calibro di Leonardo Spa, leader mondiale nel settore aerospaziale, che opera nei sistemi spaziali e nella produzione di strumenti ad alta tecnologia e nella gestione dei servizi di lancio e in orbita e dei servizi satellitari. “Questo è un bell’esempio di come funziona il consorzio Graphene Flagship. Riunire tre soci accademici e una grande industria con un obiettivo chiaramente definito per un’applicazione”, spiega Vincenzo Palermo dell’Isof-Cnr e vicedirettore della Graphene Flagship.

Dopo i test di laboratorio e quelli in condizioni di gravità zero nelle due campagne di volo parabolico dell’ESA, visti gli importanti risultati, il Consorzio sul grafene continuerà a sviluppare simili dispositivi puntando a un prodotto sempre più commerciale. Gli ultimi esperimenti rappresentano il primo passo verso l’espansione delle frontiere della ricerca di questo materiale.

 

Per saperne di più:

http://graphene-flagship.eu/news/Pages/Graphene-in-zero-G-promises-success-in-space.aspx

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