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giu 2018

(askanews) – Scienziati e ingegneri del team Exomars di Leonardo, hanno preso parte, con le rispettive famiglie, a una speciale visita guidata al Museo della scienza e della tecnologia di Milano a pochi giorni dalla chiusura della mostra ‘Marte. Incontri ravvicinati con il pianeta rosso’, promossa da Asi, Mibact e Museo della Scienza in collaborazione con Esa, Inaf, Leonardo, Thales Alenia Space e National Geographic.

Per l’occasione è stato esposto  il modello in scala 1:2 del rover Nasa “Curiosity”, in attesa di quello che sarà il nuovo rover europeo che nel 2020 che, con la seconda parte della missione Esa Exomars, porterà su Marte una trivella “Made in Italy”, in grado di scavare, per la prima volta nella storia, fino a 2 metri di profondità, alla scoperta di potenziali tracce di vita.

Una mostra tra mito e leggenda, scienza e fantascienza,  per raccontare l’esplorazione marziana e l’ importante contributo italiano alla missione Exomars, già in orbita marziana con il Tgo e pronta a tornare sul pianeta nel 2020. . “Siamo pronti”,  ha spiegato Marco Molina, Responsabile Ricerca e Sviluppo Spazio di Leonardo, “abbiamo completato la qualifica spaziale e a questo punto, la nostra trivella questa macchina meravigliosa che scaverà fino a due metri sotto la superficie del pianeta rosso è pronta per essere integrata nel suo modello di volo ed essere consegnata per la sua integrazione sul rover”.

Nel corso della visita, scienziati veri e astronauti in erba sono stati accompagnati dal curatore del Museo, Luca Reduzzi.”Lo Spazio innanzitutto crea grande suggestione – ha commentato – è quindi è facile per noi attirare l’attenzione delle giovani generazioni. Parlare di Spazio è facile perché è di grande fascinazione e ci permette di usarlo come vettore attraverso il quale però raccontare più in generale qual è il ruolo della scienza e della tecnologia oggi”.Andrea Zamboni è l’Ipt leader di Leonardo e alla figlia Deniz ha spiegato l’importanza rivoluzionaria della trivella di Exomars 2020, una copia della quale è in mostra proprio al museo milanese e che potrebbe consentire di fare importanti scoperte sulle origini della vita nel nostro sistema solare.

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