Cattura

feb 2018

La vita e la morte nei lager tedeschi: gli internati militari italiani (Imi), prime vittime del caos post 8 settembre 1943, pagarono anche con la vita colpe e viltà altrui. Erano oltre 600 mila gli internati nei lager sottoposti a ricatti e pressioni feroci affinché’ continuassero a combattere accanto ai tedeschi e aderissero alla Repubblica di Salo’. Ma la gran parte di loro disse ‘No!’, reiterando il rifiuto a costo della vita: oltre 50 mila non fecero più ritorno uccisi dalla fame, dalle malattie, dalle vessazioni.

Pur vivendo in condizioni di prigionia non vennero mai definiti come ‘prigionieri’, “ma furono chiamati per un escamotage concordato tra Hitler e Mussolini ‘internati’ perché erano italiani figli di italiani e quindi era difficile considerarli prigionieri della Germania che era alleata con la Repubblica Sociale Italiana. Però, la dimensione reale, il loro internamento è una dimensione di assoluta tragicità,” afferma Luciano Zani, dell’università ‘Sapienza’ di Roma.
E’ questo in sintesi il significato della mostra organizzata e allestita presso la sede di Roma  dall’Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia presieduta da Enzo Orlanducci in via Labicana 15/A e patrocinata dal Consiglio nazionale delle ricerche.
“Gli archivi storici hanno questa funzione primaria di stimolare la conservazione della memoria e di fornire punti di riferimento certi e sicuri per lo studio delle vicende del nostro passato quindi ogni pagina della storia della politica estera italiana può essere ricostruita solo grazie ai documenti che la archivio storico diplomatico conserva Italia Germania”, spiega Federica Onelli, archivista del Mae.

‘Italia-Germania:insieme per una politica della memoria’, questo il titolo dell’esposizione  che raccoglie reperti originali provenienti dai campi e documenti inediti dell’Archivio storico diplomatico del ministero degli Esteri, testimonianze, lettere di Filippo Anfuso ambasciatore a Berlino, del ministro della Guerra Rodolfo Graziani e dello stesso Mussolini.
“Quello che abbiamo fatto, l’abbiamo fatto però di spontanea volontà. I tedeschi quando ci hanno preso ci hanno detto: con noi o contro di noi. Abbiamo risposto ‘contro’, quindi è naturale che ci abbiano trattato da traditori, non da prigionieri di guerra ma come italiani traditori badogliani soprattutto” , conclude Michele Montagano, internato militare.

Vengono, inoltre, documentate le condizioni di vita e di lavoro degli Imi nei lager attraverso oggetti, scritti e testimonianze degli internati. Da nuovi documenti emergono anche le divisioni interne alla Repubblica sociale italiana tra chi voleva abbandonare gli internati militari italianial loro destino quale punizione per la mancata adesione a Salo’ e chi voleva invece aiutarli.

 

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