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lug 2015

EXPO 2015 – L’umanità ha davanti a sé tre sfide colossali: cibo, energia ed ambiente. È necessario nutrire il pianeta ma allo stesso tempo bisogna trovare un’alternativa alle fonti fossili di energia perché queste a loro volta sono alla base dei cambiamenti climatici che abbiamo ormai di fronte a noi. Sembra quasi che le soluzioni che possono risolvere uno dei problemi, possano esacerbarne un altro. Per aumentare la produzione globale di alimenti serve altra energia; per produrre energia rinnovabile, ad esempio da fonti primarie (biomasse) serve suolo che viene sottratto alla produzione di cibo e interferisce con il cicli degli elementi nutritivi per le piante; e per ridurre le emissioni di gas climalteranti è necessario evitare intensificazioni produttive agricole e scegliere sistemi agricoli ecocompatibili che inevitabilmente portano ad una riduzione delle produzioni.
L’evento BiocharEXPO 2015 propone a specialisti e non specialisti una interessante prospettiva che è sempre più studiata in tutto il mondo: l’opzione Biochar, ovvero un piccolo ma interessante passo verso la sostenibilità. Ma cos’è il biochar? Si tratta il residuo carbonioso della trasformazione termochimica di materiali organici che avviene in assenza di ossigeno. Il sottoprodotto di una reazione detta pirolisi. La pirolisi produce energia generando un gas infiammabile che può essere usato come combustibile (il syngas). Bene, da non molto, anche riscoprendo antiche pratiche molto lontane da noi nel tempo e nello spazio si è capito che il biochar è un ottimo ammendante  del suolo agricolo, che se usato in questa sua funzione favorisce la produzione delle colture migliorando il suolo, conservando acqua e trattenendo nutrienti. Ma fa ancora di più, perché una volta messo nel terreno non si degrada, arrivando a “sequestrare” una frazione significativa del Carbonio di cui è per lo più composto e che proviene dal biossido di Carbonio (CO2) che le piante hanno assimilato dall’atmosfera con la fotosintesi. Una sorprendente soluzione per aumentare la produzione di cibo, produrre energia rinnovabile da residui colturali e combattere il cambiamento climatico. C’è infatti chi definisce l’opzione Biochar come una strategia “triple-win” o una soluzione “carbon negative”.

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