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Perché una terza dose di vaccino?

Perché si parla di una terza dose di vaccino? La domanda, al centro dell’attenzione dei media, ha già generato un dibattito, incrementando il caos in una opinione pubblica spesso disorientata da informazioni fornite non sempre correttamente. Al quesito risponde con chiarezza Giovanni Maga, virologo e direttore dell’Istituto di genetica molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Igm) di Pavia. Partiamo dal presupposto che “il richiamo serve a prolungare e a rendere più forte la difesa derivante dalla vaccinazione”, spiega Maga e che “ogni vaccino induce una risposta immunitaria, dopo un certo numero di somministrazioni”. Somministrazioni che in alcuni casi, come ad esempio per i vaccini pediatrici, possono prevedere anche 3 o 4 richiami. Questo è quel che si può dire con certezza sui vaccini. Entrando nello specifico in quelli anti Covid-19, l’esperto sottolina la differenza delle conoscenze accumulate fino a questo momento. “Quello che non sappiamo ancora è quanto duri la protezione dopo le prime due dosi. Ad oggi possiamo dire che ha una durata di 9-10 mesi. Quindi se di terza dose si parlerà, sarà quello l’arco temporale in cui potrà essere somministrata. La decisione non è ancora stata presa. Se ne occuperanno le autorità sanitarie sulla base dei dati che si stanno accumulando riguardo alla immunità a seguito delle prime due dosi”.

In conclusione, in attesa di giungere a una certezza sulla questione terza dose, Maga ricorda che “la priorità è che tutti completino il ciclo vaccinale, con le due dosi prescritte, perché rappresenta la difesa migliore non solo contro il virus circolante, ma anche contro le possibili varianti”.

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