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apr 2020

Il Cnr risponde – Osservazioni satellitari hanno registrato un drastico calo nella concentrazione di ozono stratosferico al Polo Nord, un calo talmente clamoroso da scomodare la definizione ‘buco nell’ozono’ che solitamente associamo al Polo Sud. Ma che cosa è successo? “Quest’inverno, a causa della presenza di un vortice polare stratosferico estremamente forte, le temperature, in corrispondenza della stratosfera polare, hanno raggiunto valori estremamente bassi , da record, sfiorando i -100°C”, spiega Giulio Betti, dell’Istituto di BioEconomia del Cnr (Cnr-Ibe) di Firenze. “Questi valori si sono mantenuti tali per oltre 2 mesi consentendo la formazione di  numerose nubi stratosferiche”.

Le nubi stratosferiche sono fondamentali, fungono da veri e propri collettori, sono addirittura spugne nei confronti di prodotti alogeni, prodotti spesso di origine antropica. Questi composti alogeni all’interno delle nubi rimangono intrappolati per tutto  l’inverno, non appena il sole torna ad illuminare il Polo Nord , le nubi stratosferiche si dissolvono e i composti alogeni , a causa di una serie di reazioni chimiche, si trasformano in cloro biatomico, il peggior nemico per lo strato di ozono e responsabile, quindi, della formazione dei buchi. “Quest’anno è toccato all’Artide a causa delle temperature molto basse  osservate in stratosfera, ma ricordiamo che, se questo evento da noi è eccezionale, purtroppo è la norma al Polo Sud. Pertanto è ancora più importante  portare avanti la battaglia contro le emissioni di clorofluorocarburi”, conclude Betti.

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