Nov 2021

Raiplay – Maria Chiara Carrozza è ospite del programma ConverseRai, dedicato ai cambiamenti sociali e al ruolo che in essi assume la scienza. Il suo intervento si focalizza sull’importanza della tecnologia come strumento di inclusione e lotta alle disuguaglianze, spaziando tra la transizione ecologica e digitale. Argomenti su cui non si focalizza soltanto l’attenzione degli adulti. “Le ragazze e i ragazzi di oggi hanno una grande sensibilità in questi ambiti. La ricerca è un modo, per loro, di poter contribuire ai grandi obiettivi”, spiega. E’ necessario, però, colmare le lacune delle materie Stem (scienza, tecnologia, ingegneria, matematica) dove la presenza femminile è ancora scarsa. Un gender gap su cui la presidente intende intervenire con politiche attive durante il suo mandato.

Più in generale questa è l’era della transizioni, da quella ecologica a quella digitale, le cui tematiche rientrano tra le missioni del Cnr. E se la transizione ecologica “vuole essere la risposta al cambiamento climatico”, “quella digitale ha un impatto sui cambiamenti climatici, perchè scalda, dissipa molto calore, che è uno dei più grossi limiti al livello computazionale. Quindi dovremmo trovare un nuovo equilibrio verde”. Il Cnr è in grado di offire il suo contributo: “Ci occupiamo di internet come servizio al Paese, abbiamo uno dei centri di intelligenza artificiale più importanti d’Italia, a Pisa”. L’intervista continua toccando altri temi come quello della chimica verde, settore in cui il Cnr è impegnato a trovare soluzioni per ridurre l’impatto delle attività umane sull’ambiente.

La scienza può avere un ruolo determinante nella lotta alle disuguaglianze, che si possono notare in special modo nell’ambito medico-sanitario. Per questo, all’interno del Dipartimento di scienze biomediche, il Cnr sta sviluppando progetti rivolti agli anziani, sui processi di invecchiamento, ma anche su come organizzare un supporto attivo a tale fenomeno. Un supporto fondamentale per il Servizio sanitario nazionale potrà essere offerto dalle neuroscienze, dalla fisiologia, dalla biologia molecolare e clinica, che costituiscono “un intreccio in grado di prevenire situazioni di fragilità che poi sfociano nella non autosufficienza”.

L’Intelligenza artificiale e la robotica sono campi di studio per Carrozza: “possono essere viste positivamente come supporto al mondo manifattuirero, per produrre meglio e in modo sostenibile, ma possono essere viste come una minaccia per il lavoro, anche con forme di neo-luddismo”, ammette, perchè è indubbio che “l’automazione del lavoro entra in conflitto con i posti di lavoro. Rendendo automatico un processo, cognitivo o motorio, ovviamente il lavoro cambia e i posti si ridistribuiscono”. Al di là della crisi di sistema che si potrà generare, la valutazione della robotica dal punto di vista dei giovani dovrebbe considerare gli aspetti invece positivi, il suo supporto nel migliorare la vita delle persone, specie nell’ultima fase della esistenza, in termini di autosufficienza. “Un robot esoscheletrico può essere indossato da una persona con una grande malattia degenerativa, può alzarsi in piedi e farla uscire di casa”.

Per comprendere il mondo in cui viviamo, anche i libri rivestono la loro importanza. L’intervista si conclude, infatti, con alcuni consigli di lettura, libri che Carrozza ha apprezzato durante la sua vita in cui scienza e tecnologia si sono intrecciate con romanzi e saggi. “Mi sono occupata di settori stem, ma ho sempre amato la letteratura, ho una cultura umanistica contemporanea. Non c’è solo un libro che mi ha cambiato la vita, consiglio di leggere allargandosi a più campi e settori”. Tra le opere consigliate, Confessioni di un italiano, di Ippolito Nievo, “utile per capire il contesto dell’Italia, specie del Nord”; Il Gattopardo, invece, “per capire l’Italia meridionale”; Maledetti toscani di Curzio Malaparte, in ossequio alle sue origini toscane; virando sul campo scientifico, Il cervello elettrico, di Simone Rossi, neuroscienziato di Siena, “che spiega cos’è la neurostimolazione, facendoci entrare in questo mondo”; infine, La rivoluzione industriale, di Jeremy Rifkin, “secondo me il migliore sulla fine del lavoro”; Il Verdetto, di Ian McEwan “per vedere l’intreccio e i dilemmi etici”.

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