Mag 2022

Se l’antropocene, l’epoca geologica attuale in cui è l’uomo a rimodellare la Terra,  interferendo con i grandi cicli biogeochimici del pianeta, il wasteocene, che in inglese significa rifiuto, prova a spostare l’accento soprattutto sulle responsabilità etiche, politiche e sociali dell’uomo. A spiegare la nuova era degli scarti è Marco Armiero, storico dell’ambiente, ricercatore dell’Istituto di studi sulle società del Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ismed) di Napoli, direttore dell’Environmental Humanities Lab del Royal Institute of Technology di Stoccolma e autore del libro ‘L’era degli scarti’.

“Una cosa importante che il wasteocene ci dice è che non tutti gli umani sono responsabili nello stesso modo della crisi socio ecologica attuale”, spiega Armiero. “I fenomeni climatici sempre più estremi riguardano ormai l’intero pianeta, eppure tutti i dati a nostra disposizione dicono chiaramente che mentre il cambiamento climatico è causato soprattutto da una parte di mondo, è invece vero che a pagarne di più le conseguenze sono soprattutto coloro che hanno meno responsabilità nella crisi socio-ecologica. Sono i Paesi, le popolazioni che vivono nel Sud globale e che risentono in maniera più drammatica dei cambiamenti climatici in atto”.

Il wasteocene ci spiega dunque che le responsabilità sono diverse. “C’è un’ingiustizia climatica in corso che deve essere affrontata non solo con strumenti tecnologici, ma anche e soprattutto, cambiando quelle relazioni socio ecologiche di scarto che producono comunità marginali, comunità-discariche, dove i paesi ricchi decidono di scaricare quello che ritengono essere senza valore, persone comprese”, prosegue Armiero. “Abbiamo bisogno di avere invece relazioni che producano partecipazione,  creare comunità tramite la cura e la condivisione. Nel nome di una sostenibilità più giusta”.

 

 

 

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