Gen 2021

Le immagini della caduta massi che ha distrutto una parte dell’albergo Eberle, alle pendici del monte Tondo e di altre frane che hanno colpito il nostro Paese negli scorsi giorni di maltempo, hanno ricordato la fragilità del nostro territorio. “In Italia sono state cartografate oltre 620.000 frane, ma riteniamo che questa sia una sottostima”, spiega Michele Santangelo, dell’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irpi). “Basti pensare che una intensa precipitazione può causare migliaia di frane in poche decine di km2. Oltre alle piogge, altre cause possono innescare frane, come ad esempio la rapida fusione del manto nevoso, terremoti o eruzioni vulcaniche”.

In Italia le frane causano importanti danni alle proprietà, ma anche alle persone. Cosa è necessario, dunque, per fare in modo che il numero di vittime per frana sia minore? “In primo luogo è fondamentale continuare a realizzare le cosiddette carte inventario delle frane,che riportano dove le frane sono avvenute in passato, quali le loro dimensioni e con quale ricorrenza nel tempo”. prosegue Santangelo. “Queste informazioni, trattate con appositi modelli, ci permettono di conoscere i fattori geologici e geomorfologici che rendono un certo versante particolarmente soggetto alla franosità, informazioni utili per la pianificazione territoriale. Inoltre conoscere quali sono le cause scatenanti di una frana, come ad esempio la quantità di pioggia necessaria per innescare una frana su un dato versante, ci permette di costruire dei sistemi di allerta per la popolazione”.

“Il Cnr risponde” è uno spazio di informazione dedicato alle principali questioni di attualità. Gli esperti dell’Ente mettono a disposizione del pubblico la propria conoscenza con pillole video di due minuti e un linguaggio semplice e diretto.

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