insean

dic 2013

Pubblicato su Physical Review Letters uno studio del Cnr che dimostra come l’interazione oceano-atmosfera sia un fenomeno rilevante per le sue implicazioni sul clima.

La ricerca è stata condotta da Alessandro Iafrati dell’Istituto nazionale per studi ed esperienze di architettura navale (Insean-Cnr), nell’ambito di Ritmare (Ricerca italiana per il mare), uno dei Progetti Bandiera del Programma nazionale della ricerca finanziato dal Miur in collaborazione con il Dipartimento di fisica dell’ Università di Torino e con la Swinburne University of Technology di Melbourne (Australia), allo scopo di fornire dati utili per il perfezionamento dei modelli di predizione del campo ondoso.

Le simulazioni, effettuate con un codice di calcolo basato sulle equazioni di Navier-Stokes in grado di simulare il flusso in aria e acqua, hanno riprodotto i fenomeni di frangimento di onda conseguenti a instabilità da interazione di onde di diversa lunghezza (instabilità modulazionale), ma hanno soprattutto evidenziato due fenomeni rilevanti e per certi versi inattesi: il ruolo giocato dall’aria sulla dissipazione di energia durante il frangimento e la formazione di grandi strutture vorticose che si propagano verso l’alto.

Precedentemente, si era soliti assumere che l’energia rilasciata dal frangimento rimanesse interamente in acqua; al contrario, nel caso di frangimento dovuto a instabilità modulazionale, l’aria contribuisce in modo predominante alla dissipazione di energia. “Molta di questa energia si trova sotto forma di coppie di vortici controrotanti, detti anche dipoli vorticosi, che si propagano in direzione verticale; possono raggiungere in mare aperto anche quote dell’ordine di 200 m, e sono in grado di contribuire significativamente al trasporto di aerosols, piccole gocce d’acqua generate durante il frangimento”, spiega Iafrati. “Questo fenomeno può avere importanti implicazioni sia sulla formazione delle nuvole che sui modelli di previsione meteo-climatici”, conclude l’esperto.


 

 

 

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