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nov 2014

Venticinque anni fa, il 9 novembre del 1989, fu abbattuto il Muro di Berlino e si aprì la strada alla riunificazione della Germania.

Ma com’era la vita di un ricercatore, nella Germania di quegli anni? Lo abbiamo chiesto ad Angelo Viola, ricercatore Isac-Cnr, che in quegli anni lavorava presso l’università di Bremen, nella Repubblica federale tedesca, nel gruppo di oceanografia da satellite, occupandosi dell’osservazione della superficie del mare, vento, onde, scie di navi, rilascio di idrocarburi, utilizzando tecniche radar.

“Stavamo preparando le misure radar da aereo per la campagna oceanografica sul mar Tirreno del  Progetto  MAST. C’era un grande interesse nel  mantenere viva  la collaborazione con gli italiani, iniziata diversi anni prima all’università la Sapienza. Vivevo in un casa condivisa con amici tedeschi e la notte del 9 novembre seppi da loro che un fiume di gente, da giorni vicino alla frontiera, stava passando da  Berlino Est e Berlino Ovest”.

“Mi trovavo bene in Germania e con i tedeschi, apprezzavo  la loro capacità organizzativa, la  serietà, l’impegno e il rispetto delle regole. Nonostante  la burocrazia,  la ricerca era libera da intralci e lentezze amministrative e burocratiche. Vicino alla scadenza del contratto, chiesi di poter prolungare il mio soggiorno, pensando anche ad un trasferimento  definitivo. Ma era caduto il Muro e dal punto di vista economico le cose si stavano mettendo male per tutta la Germania. Con rammarico, mi dissero che non sarebbe stato possibile, bisognava dare un mano alla ex DDR e la priorità l’avrebbero avuta le donne. Di lì a poco cominciò l’esodo massiccio di scienziati  e ricercatori dall’Est, non solo dalla Germania, ma da tutti i paesi che si erano liberati dall’Urss”.

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