Feb 2021

Le neuroscienze e la neuropsicologia hanno dimostrato come la memoria individuale sia in larga parte frutto di processi ricostruttivi attraverso cui, selezionando fatti del passato, diamo senso alle situazioni che affrontiamo. La memoria collettiva si comporta in modo simile. “E’ una ulteriore selezione di fatti, di esperienze, che le società selezionano e si portano appresso, per garantirsi una tradizione culturale e costruirsi un’identità”, spiega Gilberto Corbellini, direttore del Dipartimento di scienze umane e sociali, patrimonio culturale del Consiglio nazionale delle ricerche. Come si relaziona tutto ciò con le nuove tecnologie, che offrono strumenti ulteriori per immagazzinare dati? Quale impatto potranno avere sui processi della memoria, sia individuale che collettiva? “Probabilmente le nuove generazioni disporranno di nuove risorse per collegare più stabilmente le esperienze, la ricostruzione individuale, culturale, psicologica dei processi, con quelli che erano effettivamente i fatti accaduti nel passato”, dice Corbellini, il quale sottolinea altre utilità. “Internet, Wikipedia, o un insieme di altre risorse, potrebbero essere visti come strumenti per cercare di smontare i pregiudizi, le visioni complottiste, dando maggiore stabilità e collegamento ai fatti”.

Il rischio che si verifichino degli abusi è da prendere in considerazione, ma le moderne democrazie liberali possiedono gli anticorpi necessari per mettere in scacco il “chi controlla chi?”. In sintesi, sono più i “vantaggi” che i “danni” offerti, conclude l’esperto.

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