Set 2022

Riduzione dallo Speciale Tg1 – L’alluvione che ha devastato le Marche è stato un evento estremo dal punto di vista meteorologico. Non è stata soltanto la pioggia a causare il disastro. Lo stato del territorio nel momento dell’evento meteorologico e l’evoluzione dell’evento meteorologico che hanno portato a queste condizioni molto tragiche, a questi danni e soprattutto alla perdita di vite umane. Si parla dell’evento atmosferico più consistente degli ultimi 10 anni.  ” Si è misurato fino a 90 millimetri in un’ora nella prima parte della serata come picco massimo. Stiamo parlando di un quantitativo veramente molto alto capace ovviamente di produrre quel tipo di danni e trasportare anche per parecchi chilometri tronchi di quella dimensione che ci danno un’idea di quella che è stata la violenza dell’acqua. Ovviamente è un insieme di cose quello che poi determina l’impatto finale, il territorio”, spiega Massimiliano Pasqui, climatologo del Cnr.

Gli effetti del cambiamento climatico si traducono in eventi estremi, nubifragi, che sono anche difficili da prevedere su un terreno come quello italiano dove nove Comuni su dieci hanno un elevato rischio idrogeologico. Cosa si può fare per evitare fenomeni di questo tipo? “Si può fare molto, perché il punto sostanziale è fare le scelte giuste, cioè indirizzare ciò che noi conosciamo, e conosciamo tanto, verso le azioni che ci possono aiutare a mitigare questo tipo di rischi, a sistemare questa nostra vulnerabilità che nel nostro Paese è molto elevata e che per come ci troviamo nel mezzo, il Mediterraneo che, ricordiamolo, è considerato un hotspot, quindi un punto caldo per quanto riguarda il cambiamento climatico, ci vede in prima linea su diversi fronti quello della siccità, ma anche quello delle alluvioni” afferma Pasqui.  “Allora si può fare molto, però vanno fatte delle scelte. Alcune scelte servono, per esempio per la cura del territorio, per esempio le sistemazioni idrauliche, l’investimento, per esempio, in tutto quello che è la cura del territorio rurale. Perché ricordiamolo, le Marche ha una grandissima estensione di territorio rurale, in cui è ovviamente l’utilizzo del terreno per la produzione di cibo può essere coniugato, ovviamente con delle scelte, a tutta una serie di azioni che poi portano anche alla cura del territorio e quindi a mitigare il rischio. Dobbiamo attraversare questo tipo di situazioni nei prossimi decenni, cercando di ricordare che oltre alla mitigazione della causa del cambiamento climatico, quindi l’aumento dei gas serra alterati, dobbiamo ridurre e affrontare con dei piani di adattamento ciò che già viviamo ormai da diversi tempo, da diversi anni”, conclude il ricercatore Cnr.

 

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