Set 2014

Creme idratanti, olii per bambini e detergenti per il viso hanno tutte in comune un ingrediente: lo squalano. Un nuovo processo per la sua produzione è stato scoperto dai ricercatori dell’Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati (Ismn) del Cnr di Palermo, coordinati da Mario Pagliaro, in collaborazione con i colleghi dell’Università di Laval del Québec, diretti da Serge Kaliaguine. Per decenni questa sostanza è stato ricavaao dal fegato degli squali di profondità, ma attualmente si estrae anche dall’olio di oliva. Ora la sua estrazione può essere eseguita attraverso  l’uso della fermentazione degli zuccheri ottenuti dalla canna da zucchero, un metodo già industrializzato in Brasile che avviene mediante una reazione di idrogenazione.

Il metodo è stato scoperto dai ricercatori dell’Istituto per lo studio dei materiali nanostrutturati (Ismn) del Cnr di Palermo, coordinati da Mario Pagliaro, in collaborazione con i colleghi dell’Università di Laval del Québec, diretti da Serge Kaliaguine, che per l’estrazione hanno utilizzato uno speciale catalizzatore denominato SiliaCat, un emolliente può essere prodotto in alte rese in impianti piccoli e sicuri in cui la pressione dell’idrogeno impiegato non supera quella atmosferica. Inoltre, lo squalano prodotto è così puro da poter essere utilizzato direttamente, senza ulteriori purificazioni. La scoperta, pubblicata su ChemCatChem, riduce i costi del processo di produzione tradizionale adoperato dall’industria della chimica fine.

“La chimica verde e la nanochimica applicate alle sostanze rinnovabili come lo squalene offrono vari vantaggi”, dicono Pagliaro e Kaliaguine. “Rinnovando i processi produttivi non si previene solo l’inquinamento o i danni all’ecosistema, conseguenze della generazione dello squalano di origine animale, ma si riducono i costi rendendo così disponibili i prodotti che sono difficilmente accessibili a causa del prezzo elevato”.

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