Gen 2022

È noto che l’immersione negli ambienti forestali produce effetti benefici per la salute umana, in particolare il rilassamento psicofisico, portando al suo crescente riconoscimento come forma di medicina integrativa, soprattutto nei paesi orientali.

L’Istituto per la bioeconomia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibe) e il Club alpino italiano (Cai), sono impegnati dal 2019 ad approfondire la pratica e le prospettive della ‘terapia forestale’ che sempre più studiosi fanno rientrare fra i servizi ecosistemici resi da boschi e foreste all’uomo. “Gli obiettivi sono almeno tre: contribuire al quadro conoscitivo scientifico della materia, qualificare decine di stazioni di terapia forestale secondo criteri rigorosi e ripetibili, favorire il pieno riconoscimento della terapia forestale quale disciplina di medicina preventiva e complementare anche in Italia”, spiega Federica Zabini del Cnr-Ibe e responsabile scientifica della convenzione Cai-Cnr. “In quest’ottica, è molto importante l’estensione del progetto e la collaborazione, attraverso un accordo in corso di sottoscrizione, con altre importanti Istituzioni nazionali, tra cui l’Istituto superiore di sanità (Iss), il Consiglio per la ricerca in agricoltura (Crea) presso il Ministero dell’agricoltura e foreste e le Università ‘La Sapienza’ di Roma, Firenze e Padova”.

“Durante ogni sessione sperimentale,  parallelamente alla raccolta di dati e misurazioni ambientali (composizione biochimica dell’atmosfera, dati meteorologici, ecc.), i partecipanti vengono guidati lungo i percorsi individuati, attraverso protocolli di conduzione strutturati e ripetibili, per una durata di circa 3 ore” prosegue Zabini. “Il programma prevede una lenta passeggiata, senza impegno fisico, durante la quale psicologi o psicoterapeuti invitano a focalizzare l’attenzione sui quattro sensi, per entrare in contatto con l’ambiente circostante. Grazie ad alcune misure fisiologiche e ai questionari somministrati ai partecipanti prima e dopo ogni sessione è possibile ricavare informazioni sull’eventuale variazione di alcuni parametri legati al benessere psicofisico. Questi dati saranno poi messi in relazione con i dati ambientali”.

I risultati delle prime sessioni sperimentali, condotte nell’estate 2020, con circa 200 partecipanti, hanno evidenziato l’efficacia della ‘terapia forestale’ per il miglioramento di alcuni stati d’animo, come ansia, depressione, rabbia e confusione. Lo studio, pubblicato su International Journal of Environmental Research and Public Health, ha consentito di dimostrare la superiore efficacia delle foreste remote rispetto ai parchi urbani, la dipendenza degli esiti dalle caratteristiche strutturali e variabili delle foreste (naturalità, coerenza dell’ambiente, concentrazione di Bvoc, comfort meteorologico) ed effetti crescenti con l’età.

La campagna sperimentale 2021, particolarmente intensa ed estesa tanto da configurarsi come la più ampia mai condotta nel mondo, ha coinvolto oltre 800 partecipanti e interessato un totale di 31 siti, in prevalenza presso rifugi o sentieri Cai, dalle Alpi all’Appennino settentrionale e Centrale, e presso numerosi parchi urbani.

“Secondo protocolli strutturati, i partecipanti vengono sollecitati a connettersi con l’ambiente attraverso i quattro sensi, vista, udito, tatto e olfatto”, interviene Elio Carlo, della Scuola di psicoterapia cognitiva di Roma. “I fattori che contribuiscono al rilassamento e al benessere fisio-psicologico sono tanti, e vanno dalla visione di strutture naturali ripetitive, come gli alberi, all’ascolto dei rumori tipici delle foreste, al toccare il legno degli alberi”.

“L’olfatto svolge un ruolo fondamentale attraverso l’inalazione di composti organici volatili emessi dalle piante e dal suolo nell’atmosfera forestale, in particolare di alcuni terpeni dotati di attività antiossidanti e antinfiammatorie, oltre che benefici per i processi psicologici e cognitivi”, conclude Francesco Meneguzzo, del Cnr-Ibe. “I risultati della grande campagna di quest’estate sono in fase di elaborazione e confidiamo potranno darci un quadro ancora più solido e significativo”.

 

Per saperne di più:

https://doi.org/10.3390/ijerph18189509

https://www.cnr.it/sites/default/files/public/media/attivita/editoria/9788880804307_terapia%20forestale.pdf

 

 

 

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